Golden Share – Definizione e Significato

La golden share per chi ne è titolare è veramente una , come recita la sua traduzione letterale in italiano.
É infatti quella azione che assegna al proprietario – lo Stato o suo rappresentante – diritti più ampi di quelli che spettano
normalmente ai possessori di azioni dello stesso tipo. La golden share non configura pertanto una nuova categoria di
azioni.

Tali maggiori diritti, che consistono nell’esercizio di veri e propri poteri, vengono conferiti mediante inserimento di apposita clausola nello statuto sociale, approvata con deliberazione dell’assemblea straordinaria. La golden share è quindi
il meccanismo – introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con il decreto sulle privatizzazioni del 1994 e modificato
da ultimo con la legge Finanziaria 2004 – mediante il quale lo Stato riserva a sé il potere di partecipare efficacemente al
controllo di una società anche dopo la cessione ai privati della maggioranza delle sue azioni. Grazie a questo strumento
giuridico, in altre parole, lo Stato garantisce a sé il potere di incidere sensibilmente sulla gestione, anche dopo aver perso il controllo della proprietà.

La golden share, tuttavia, non opera indefinitamente, anche se ha una durata minima fissata per legge: la clausola statutaria in cui trova espressione non può essere modificata dai nuovi proprietari della società privatizzata prima che siano
trascorsi tre anni dalla vendita.
Per alcune società statali che offrono un pubblico servizio, principalmente quelle operanti nel settore della difesa, dei
trasporti e delle telecomunicazioni, individuate con apposito atto del presidente del Consiglio, la clausola della golden
share deve poi essere prevista obbligatoriamente prima della perdita del controllo della proprietà da parte dello Stato.

Tra i poteri che con essa possono essere attribuiti, vi è, in primo luogo, il potere del ministro dell’Economia e delle Finanze di opporsi, entro dieci giorni da quando ne riceve comunicazione, all’acquisizione di partecipazioni rilevanti (tali
cioè da rappresentare almeno il 5% del capitale con diritto di voto nelle assemblee ordinarie, o la percentuale minore
fissata dal ministro stesso con apposito decreto), qualora vi sia il rischio che l’operazione rechi pregiudizio agli interessi
vitali dello Stato. In caso di esercizio del potere di opposizione, l’acquirente non può esercitare i diritti di voto connessi
alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante e dovrà cedere le stesse azioni entro un anno. Il potere di opposizione può essere esercitato, sempre nei limiti dei dieci giorni dal giorno della comunicazione e con la stessa motivazione (pregiudizio agli interessi vitali dello Stato), anche contro la conclusione di patti o accordi parasociali in cui vi sia
rappresentata una partecipazione rilevante. In caso di emanazione del provvedimento di opposizione, gli accordi sono
inefficaci. Qualora dal comportamento in assemblea dei soci sindacali si desuma il mantenimento degli impegni assunti
con l’adesione ai patti, le delibere assunte con il voto determinante dei soci stessi sono impugnabili.

La golden share può poi attribuire il potere di veto all’adozione di alcune importanti deliberazioni che riguardano la vita
sociale, per esempio, lo scioglimento della società, il cambiamento dell’oggetto sociale, il trasferimento della sede all’estero. Anche l’esercizio di questo potere è subordinato alla rilevazione da parte del ministro dell’Economia e delle Finanze di un rischio concreto di pregiudizio agli interessi vitali dello Stato. Infine, la golden share può riservare allo Stato il potere di nomina di un amministratore senza diritto di voto.

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Come Aprire una Yogurteria

Una guida ricca di consigli, informazioni sulle procedure ed elenco dei requisiti di base per comprendere bene cosa è necessario fare per aprire una yogurteria e avviare un business di vero successo: troverete informazioni di base dall’arredamento, all’iscrizione alla Camera di Commercio, fino ai vincoli sanitari da rispettare.

Come aprire una yogurteria
Aprire una yogurteria non è molto diverso dall’aprire una gelateria, con la differenza che lo yogurt, rispetto al gelato, è un alimento molto più salutare, naturale e genuino, ma non per questo meno sfizioso e goloso per il palato.
Questo, il ridotto apporto calorico e la presenza di fermenti lattici vivi ha fatto sì che, negli ultimi anni, il consumo di yogurt abbia quasi pareggiato quello del tradizionale gelato, diventandone un’ottima alternativa e un’occasione per gustare qualcosa di fresco, goloso e salutare nel periodo estivo… ma anche nelle altre stagioni dell’anno.
Vediamo ora come si apre una yogurteria di successo, quali sono i requisiti necessari sia dal punto di vista sanitario che a livello di arredamento, attrezzature e preparazione tecnica.

La prima regola quando si apre una yogurteria è quella di scegliere una via o un luogo di passaggio pedonale molto intenso, oppure su una grande arteria di comunicazione molto trafficata, ma solo a patto di disporre di una comoda area di parcheggio nelle vicinanze.
Le location ideali a questo proposito sono, quindi, i centri commerciali, le piazze e le vie del centro, parchi e giardini, zone dove si trovano scuole, uffici e università, stazioni ferroviarie, vie dei locali e del divertimento. Ancora, si può aprire una yogurteria all’interno di una palestra, di un circolo sportivo o di una piscina.
Per quel che riguarda lo spazio, una quarantina o una cinquantina di metri quadrati solitamente sono sufficienti per il bancone, qualche sgabello e qualche tavolino, magari arricchiti da una zona all’aria aperta dove i clienti possono consumare gli yogurt gelati.
Nel caso di yogurteria all’interno di un centro commerciale, lo spazio può essere anche più ridotto, in quanto i clienti possono approfittare dei tavolini solitamente messi a disposizione dallo stesso centro nell’area food.

La gestione e l’attività
Oltre ovviamente alla partecipazione a corsi professionali per la preparazione di yogurt gelato, che sono la base del business, e a un po’ di fantasia e di creatività per quel che riguarda gusti e sapori, per aprire una yogurteria bisogna effettuare l’iscrizione alla Camera di Commercio e aprire una Partita IVA.
Per potere operare è anche necessario che l’ASL certifichi, dopo aver eseguito i controlli di routine, che i locali siano in regola con le normative vigenti in fatto di requisiti igienico-sanitari, assicurandosi anche che tutto il personale che lavora nella yogurteria abbia il libretto di idoneità sanitaria in regola.
E una volta che tutte le questioni tecniche, burocratiche e legislative sono in ordine, bastano passione, impegno e un pizzico di fantasia per aprire una yogurteria dal successo assicurato.

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Cosa Bisogna Sapere Prima di Investire in Borsa

A volte capita che un’azienda abbia dei surplus di denaro da investire in altre attività differenti dal proprio “core business”.
Il luogo privilegiato per investire i soldi in surplus è senza dubbio la borsa. Ma come ogni altra attività, anche la borsa non è esente da rischi.

La borsa è una gran bella invenzione, se fai un buon investimento puoi riuscire a raddoppiare il capitale investivo in un tempo relativamente breve… ma è anche molto rischiosa, basta veramente molto poco per perdere tutto il denaro investito.
Per questo ho preparato un breve decalogo utile a prevenire “brutte sorprese” in caso di investimenti rischiosi come la borsa valori.

Verifica chi sia l’interlocutore
Se tratti con l’impiegato o il direttore della tua banca non ci sono problemi a identificare la serietà del tuo interlocutore. Egli agisce per nome e per conto di un istituto finanziario certo, quindi la serietà è garantita
Al contrario, se ti affidi ad un promotore finanziario chiedi il tesserino di riconoscimento o la lettera d’accredito della banca per verificare l’intermediario (banca, SIM, SGR, ecc.) per il quale opera.
Comunque, in entrambi i casi, possono proporti solo i prodotti acquistabili presso o tramite la banca e/o società finanziaria per la quale operano. Se ti propongono prodotti “strani” o “sospetti”, diffida.

Alto rendimento uguale rischio elevato.
Il rendimento è collegato al rischio del pagamento delle cedole e del rimborso a scadenza. Non esistono titoli a rischio zero. Non esistono titoli a rischio basso, medio e alto. L’alto rendimento va a braccetto con il rischio.
Quindi, e ricordatelo bene, più elevata è la promessa di rendimento, più è a rischio il capitale investito.
Inoltre, esistono delle agenzie internazionali, come Moody’s Standard & Poor’s e Fitch, che attraverso un rating valutano al rischiosità di un progetto. Chiedi al tuo interlocutore se i titoli che ti vengono proposti hanno il rating ed eventualmente quale e fatti spiegare con chiarezza il suo significato.
Se il prodotto offerto è privo di rating, raddoppia la cautela e diffida.

Decidi tu.
Fatti lasciare dal tuo interlocutore la documentazione (peraltro obbligatoria) concernente le condizioni e il rischio dell’investimento che ti sta proponendo.
Ricordati, le promesse e le parole non valgono. L’unica cosa che conta è quello che c’è scritto nella documentazione.
Leggiti con calma tutta la documentazione prima di prendere qualsiasi decisione; se non hai tutto chiaro, fatti aiutare da qualcuno più esperto di te; internet è una preziosa fonte di informazioni

Diffida dei prodotti complessi.
In genere i prodotti complessi o derivati, come i swap, option, futures e obbligazioni subordinate, sono difficilmente comprensibili al semplice risparmiatore e il loro acquisto rischia di essere un atto di fede nella banca o nel “venditore”.
I prodotti migliori per i risparmiatori sono quelli quotati sui mercati ufficiali e regolamentati dalle istituzioni, dove è più facile controllare l’andamento dei titoli.
Inoltre, se acquisti prodotti in una valuta diversa dall’euro, devi anche tener conto delle oscillazioni del mercato monetario.

Controlla tutti i costi.
Prima di sottoscrivere qualsiasi contratto di compravendita fatti spiegare e fai riportare chiaramente nel contratto tutti costi, diretti e indiretti (come, per esempio, le spese di commissione, le spese di deposito amministrativo, i costi sul conto corrente…), che dovrai sopportare durante l’investimento.

Firma il contratto.
Ogni acquisto di un qualsiasi prodotto finanziario deve avvenire esclusivamente con la firma scritta sul contratto. No a moduli firmati in bianco o altre amenità del genere.
Gli assegni non devono mai essere firmati in bianco o intestati al promotore o all’impiegato di banca, da devono essere intestati esclusivamente alla banca o alla SIM o all’SGR.
Mai consegnare denaro contante. Mai accettare e firmare proposte che vengono da siti internet non certificati.
Inoltre ti deve essere consegnata immediatamente la copia dell’ordine d’acquisto con le eventuali clausole particolari o in deroga.
Se decidi di operare online utilizza solo siti certificati e conosciuti, inoltre fai una breve ricerca su internet per verificare la loro professionalità.

Cambia investimento solo quando sei convinto.
Cambiare investimento non è sempre un buon affare per te. I costi per lo switch si possono rivelare particolarmente salati quindi oltre al danno (investimento non alle nostre aspettative) si aggiungerebbe anche la beffa (costi di switch alti!!)

Diffida dei mediatori non autorizzati.
In Italia, gli unici autorizzati a proporre un investimento finanziario sono le Società di intermediazione mobiliare (note come SIM), le banche operanti nel nostro paese, le società di gestione del risparmio (note come SGR), gli intermediari finanziari iscritti all’albo tenuto presso la Banca d’Italia, gli agenti di cambio e le banche e le società straniere autorizzate.

Dove reclamare
Se ritieni che l’intermediario non abbia svolto bene il suo lavoro, puoi fare un esposto all’ufficio reclami dell’intermediario (banca, società finanziaria, ecc.). Questo è obbligato a risponderti entro 90 giorni.
Se non sei soddisfatto e se il danno subito non supera 10.000,00 euro puoi rivolgerti all’Ombudsman bancario. I ricorsi sono gratuiti.
Inoltre puoi esporre reclamo alla Consob e alla Banca d’Italia, nonché presentare una denuncia alla magistratura per far valere i tuoi diritti
Ogni reclamo deve essere presentato in forma scritta e motivato

Associazioni dei consumatori.
Ricordati che le Associazioni dei Consumatori sono al tuo fianco per un consiglio, una
consulenza, per aiutarti a presentare un reclamo o fare un esposto. Se hai qualche dubbio, non esitare a contattarle prima di firmare qualunque contratto.

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Global Coordinator – Definizione e Significato

In un’operazione di raccolta di fondi realizzata attraverso un’emissione di eurobbligazioni viene definito global coordinator il principale interlocutore dell’emittente, di solito uno Stato. La figura del global coordinator, infatti, è richiesta soprattutto quando l’emissione raggiunge somme tanto ingenti da dover essere collocata su mercati continentali differenti e denominata in valute diverse: tali casi, ovviamente, ricorrono più frequentemente quando è uno Stato a richiedere fondi al mercato.

In simili circostanze, che diventano sempre più frequenti quanto più raffinate si fanno le tecniche finanziarie, non è sufficiente la sola figura del lead-manager, ossia la banca d’affari responsabile del consorzio di banche e altre istituzioni finanziarie impegnate nel collocamento di un prestito obbligazionario; sono invece necessarie più lead-manager, magari ciascuna incaricata del buon fine della singola fetta (tranche) del prestito.

Responsabile dell’operato delle lead, e in taluni casi anche responsabile del conferimento di tale incarico, è il global coordinator, che risponde direttamente all’emittente. Per potere assumere un ruolo tanto importante, il global coordinator deve essere una grande banca d’affari molto conosciuta nel mondo finanziario.

A seconda delle risorse professionali di cui quest’ultimo dispone, la funzione del global coordinator può essere più o meno ampia. Per esempio, può estendersi fino alla definizione di tutte le caratteristiche tecniche del titolo da collocare, principalmente la valuta di denominazione, il prezzo, la cedola e la natura del tasso di interesse (fisso o variabile), ma può anche essere limitata alla funzione di semplice coordinamento e armonizzazione dell’azione delle diverse lead manager nominate dallo stesso emittente.

E se il collocamento non ha successo, quali sono le conseguenze per il global coordinator? Sono patrimoniali, se il collocamento è a fermo – il caso tuttavia è raro – ossia con impegno di sottoscrivere in prima battuta tutti i titoli emessi e quindi di venderli sul mercato, oppure se è a garanzia, cioè con l’obbligazione di sottoscrivere tutti i titoli non acquistati dal mercato. E di reputazione, perché il fallimento di operazioni tanto importanti non passa certo inosservato all’interno del sempre attento mercato finanziario internazionale. Infine, nei casi peggiori, non è da escludere anche la possibilità di azioni giudiziarie da parte dell’emittente.

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Come Funziona l’Associazione in Partecipazione

Strumento di collaborazione tra lavoratore e imprenditore, alternativo rispetto al rapporto di lavoro autonomo o subordinato, che si realizza attraverso un negozio giuridico ad effetti obbligatori, sinallagmatico, ovvero a prestazioni corrispettive, e aleatorio.

Nozione codicistica del contratto di associazione in partecipazione
Contratto mediante il quale “l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto” (Art. 2549 c.c.)
L’art. 1, comma 28 della legge n. 92/2012, ha introdotto un secondo comma al citato articolo 2549 del codice civile, che pone delle restrizioni nell’utilizzo e nella stessa nozione dell’istituto del contratto di associazione in partecipazione, prevedendo che “Qualora l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l’unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all’associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione di tale divieto, il rapporto con tutti gli associati il cui apporto consiste anche in una prestazione di lavoro si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato”.
Restrizioni che non si applicano, limitatamente alle imprese a scopo mutualistico, agli associati individuati mediante elezione dall’organo assembleare (art. 2540 cc), il cui contratto sia certificato dagli organismi abilitati (art. 76 D.lgs. n. 276/2003), nonché in relazione al rapporto fra produttori e artisti, interpreti, esecutori, volto alla realizzazione di registrazioni sonore, audiovisive o di sequenze di immagini in movimento (Art. 2549 cc modificato dall’art. 7, comma 5, lett. a), n. 2-bis,D.L. 28 giugno 2013, n. 76)

Tipologia del contratto di associazione in partecipazione
Risulta essere un contratto di scambio in cui coesistono le obbligazioni contrapposte dell’associato consistente nel conferimento di un certo apporto e dell’associante consistente nell’attribuzione di una quota del risultato. Si applicherà pertanto la disciplina prevista dagli artt. 1453 e ss. in materia risoluzione dei contratti con prestazioni a carico di ambedue le parti per inadempimento.
Non mancano in tale tipo di contratto elementi in comune con i contratti di tipo associativo, come la presenza di uno scopo comune, la condivisione degli effetti del risultato in termini positivi e negativi, la necessità del consenso dell’associato ai fini dell’estensione dell’associazione ad altri soggetti (Art. 2550 c.c.), senza però arrivare alla costituzione di un autonomo patrimonio comune e alla gestione comune dell’impresa per poterlo qualificare nei termini di un contratto societario.

Soggetti del contratto
Associante: Ha la titolarità e la conduzione dell’impresa o dell’affare, assume ogni iniziativa economica, senza dovere chiedere pareri e consensi all’associato, ed è responsabile in via esclusiva verso i terzi (Art.2551 c.c.).
Grava sull’associante il dovere di correttezza, di lealtà e di diligenza secondo le disposizioni di carattere generale, nonché l’obbligo di fornire all’associato il “rendiconto dell’affare compiuto o quello annuale della gestione se questa si protrae per più di un anno” (Art. 2552 c.c.).
L’associante deve inoltre investire nell’impresa o nell’affare l’apporto dell’associato, come risulta dal tipo di contratto.

Associato: Titolare di un diritto di credito sugli utili dell’impresa o dell’affare in rapporto al valore dell’apporto conferito. La partecipazione agli utili si determina in base ai ricavi al netto dei costi relativi. Nella stessa misura in cui partecipa agli utili l’associato partecipa alle perdite, (Art. 2553 c.c.), salvo che i contraenti non dispongano diversamente.
In nessun caso, comunque, le perdite subite dall’associato possono superare il valore del suo apporto. La partecipazione economica dell’associato può anche essere commisurata ai soli ricavi essendo anche tali elementi idonei a provare uno specifico interesse dell’associato ai risultati dell’attività e la partecipazione dello stesso al rischio d’impresa.
Entro i limiti dei poteri conferitigli l’associato può essere incaricato della gestione dell’impresa o di parte di essa sia interna che esterna.
L’associato ha diritto al rendiconto dell’affare compiuto o della gestione annuale; deve essere informato sull’andamento aziendale e può esercitare un mero controllo sulla gestione dell’impresa e sulla sua rispondenza all’impegno contrattualmente assunto.

Oggetto del contratto:
Oggetto del contratto, secondo la giurisprudenza prevalente, può essere un apporto di natura patrimoniale, quale può essere il conferimento di un bene o di un capitale, e/o di natura personale quale può essere la prestazione di un’attività lavorativa o la realizzazione di un’opera o di un servizio, sempre nei termini di lavoro autonomo o di contratto di lavoro professionale, giammai di lavoro subordinato.
Come stabilito dall’art. 1, comma 30 della legge n 92/2012, i rapporti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro instaurati o attuati senza che vi sia stata un’effettiva partecipazione dell’associato agli utili dell’impresa o dell’affare, ovvero senza consegna del rendiconto previsto dall’articolo 2552 del codice civile, si presumono, salva prova contraria, rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Forma del contratto: Per l’associazione in partecipazione non è prevista una forma particolare.
In relazione al tipo di apporto, tuttavia, è obbligatoria la forma scritta, come nel caso di conferimento di immobili, o l’osservanza procedure e adempimenti, in caso di conferimento di un’attività lavorativa, per quanto riguarda il rispetto delle misure antinfortunistiche e la tutela assicurativa e previdenziale.

Durata dell’associazione in partecipazione
Il contratto può avere una durata limitata o essere stipulato a tempo indeterminato. Non esiste un termine minimo per la validità del contratto.

Trasformazione in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato
-in caso di apporto di prestazione lavorativa violazione del limite massimo di 3 associati (comma 2, art. 2549 c.c.)
-assenza di effettiva partecipazione dell’associato agli utili
-mancata consegna del rendiconto previsto dall’articolo 2552 c.c.
-qualora l’apporto di lavoro non presenti i requisiti di cui all’articolo 69-bis, comma 2, lettera a), del D.lgs. n. 276/2003, che prevede che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi
Ai sensi dell’ art.1 comma 29, legge n.92/2012, in via transitoria, sono comunque fatti salvi fino alla loro cessazione, i contratti di associazione in partecipazione che siano stati certificati entro il 18/07/2012, data di entrata in vigore della legge citata.

Giudice competente
Se insorgono controversie tra le parti occorre la competenza è del Giudice del lavoro (Art. 409 c.p.c.)

Certificazione dei contratti di lavoro
Risulta essere prevista dall’art. 75 del D.Lgs n. 276/2003 la possibilità di certificare il contratto di associazione in partecipazione e attraverso la procedura di certificazione verificare se esistono i presupposti per non incorrere in fenomeni di elusione delle disposizioni di legge e dei CCNL applicabili.
Per una definitiva qualificazione giuridica si devono comunque valutare le modalità attuative, e le caratteristiche dell’effettivo rapporto di lavoro intercorso tra le parti, in relazione anche all’orientamento giurisprudenziale (Cass. N. 3894 del 2009) secondo cui “l’elemento differenziale tra le due fattispecie (rapporto di associazione in partecipazione e lavoro subordinato) risiede nel contesto regolamentare patrizio in cui si inserisce l’apporto della prestazione lavorativa, dovendosi verificare l’autenticità del rapporto di associazione”.
Da ciò discende che non può escludersi un rapporto di associazione in partecipazione anche se il soggetto partecipa solo agli utili e non anche alle perdite e ha la garanzia di un guadagno minimo.

Obblighi assicurativi e previdenziali
– Art. 43 D.L. 269/2003 (Legge n. 326/2003) e art. 1, comma 157, legge 311/2004: Obbligo d’iscrizione degli associati che apportano solo lavoro e che non siano iscritti ad un Albo professionale nella gestione separata INPS (Legge n. 335/1995).
– L’aliquota contributiva rideterminata dalla circolare INPS n. 13/2009 è pari a 25,72% per i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, e 17,00% per i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria, ripartita in misura del 45% a carico dell’associato e del 55% a carico dell’associante.
– Il versamento deve avvenire a cura dell’associante entro il 16 del mese successivo a quello dell’erogazione del compenso.
– Obbligo di denunciare all’INAIL, attraverso la comunicazione obbligatoria ai Servizi per l’impiego, la posizione lavorativa degli associati che apportano lavoro manuale o sovraintendono al lavoro altrui.
– Il premio dovuto all’INAIL è calcolato in relazione alla retribuzione di ragguaglio di cui all’art. 30, comma 4, del D.P.R. n. 1124/1965.

Aspetti fiscali
– Apporto di capitale e lavoro: Le erogazioni utili sono assimilate al reddito di capitale (Art. 27, comma 1, D.P.R. n. 600/1973) e assoggettate a ritenuta alla fonte del 12,50% se la partecipazione non supera il 25% degli utili, in caso contrario non viene operata alcuna ritenuta costituendo l’erogazione parte integrante del reddito dell’associato nella misura del 49%.
– Apporto di solo lavoro: Le erogazioni sono assimilate ai redditi di lavoro autonomo e assoggettate alla ritenuta fiscale del 20%. Gli utili corrisposti, che per l’associante costituiscono un costo d’impresa, non sono soggetti ad IVA se la prestazione è resa da soggetto non professionista

Altri obblighi di natura pubblicistica
Comunicazione preventiva di assunzione al Centro per l’impiego
Registrazione dell’associato sul Libro unico del lavoro entro il 16 del mese successivo a quello dell’assunzione.
Annotazione sul Libro unico del lavoro dei compensi erogati e delle ritenute fiscali e previdenziali operate.

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