Irrogazione della Sanzione Disciplinare e Procedimento Penale

In questa guida spieghiamo come deve avvenire l’irrogazione della sanzione disciplinare in presenza di infrazioni del lavoratore penalmente rilevanti.

Immediatezza
Con riferimento ad infrazioni del lavoratore penalmente rilevanti non è configurabile la violazione del principio di immediatezza tra contestazione e provvedimento disciplinare, anche se questo sia intervenuto dopo un lungo intervallo temporale rispetto alla contestazione. In particolare, la Corte di Cassazione ritiene sussistente il requisito della tempestività del licenziamento, in caso di intervenuta sospensione cautelare di un lavoratore sottoposto a procedimento penale, poiché la definitiva contestazione disciplinare ed il licenziamento per i relativi fatti ben possono essere differiti in relazione alla pendenza del procedimento penale stesso.

Carcerazione del dipendente
Il comportamento del datore di lavoro che decida di mantenere in servizio il dipendente, dopo un periodo di carcerazione, riservandosi di applicare la sanzione all’esito degli accertamenti in sede giudiziaria, non può essere interpretato come rinunzia all’esercizio del potere disciplinare.

Sentenza di condanna e patteggiamento
Qualora un contratto collettivo condizioni l’irrogazione del licenziamento alla sentenza penale di condanna passata in giudicato, può il giudice di merito, nell’interpretare la volontà delle parti collettive espressa nella clausola contrattuale, ritenere che gli agenti contrattuali, nell’usare l’espressione sentenza di condanna si siano ispirati al comune sentire che a questa associa la sentenza c.d. di patteggiamento ex art. 444 c.p.p., atteso che in tal caso l’imputato non nega la propria responsabilità, ma esonera l’accusa dall’onere della relativa prova in cambio di una riduzione di pena; ne consegue che è del tutto irrilevante che il licenziamento sia stato irrogato prima dell’irrevocabilità della sentenza di patteggiamento.

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Hedge Fund – Definizione e Significato

Secondo un’opinione molto diffusa, gli hedge funds costituiscono la forma di investimento collettivo più rischiosa, perché adottano strategie non tradizionali, come per esempio l’utilizzo di strumenti derivati (futures e option), la vendita
allo scoperto (cioè senza possedere i titoli venduti), il leverage (ossia l’impiego di risorse prese a prestito) e così via. In
realtà, soltanto una minima parte degli hedge funds persegue strategie di investimento a elevatissimo profilo di rischio,
mentre la maggior parte di loro persegue strategie opposte, volte cioè alla riduzione del rischio e alla realizzazione di un
profitto costante. D’altronde, il loro stesso nome denota la loro più intima natura, che dovrebbe essere quella di proteggersi (hedge significa copertura) contro il rischio.

Questa falsa opinione, tuttavia, non è priva di ragioni apparentemente plausibili: la principale mette in relazione il fatto
che gli hedge funds siano accessibili soltanto ai risparmiatori più facoltosi (l’investimento minimo può variare tra i
200mila e i 20 milioni di dollari) con la supposizione che i rischi connessi alle loro strategie di investimento siano molto
alti. Ma la vera ragione per cui le leggi prevedono soglie minime di partecipazione molto elevate sta nel fatto che si tratta di fondi non regolamentati e chiusi: ciò significa che i partecipanti non hanno specifici diritti di informazione circa le
operazioni poste in essere dai gestori e che non possono chiedere il rimborso della quota prima che sia trascorso un certo numero di anni dopo l’iscrizione. Due aspetti, questi, che di per sé rendono gli hedge funds adatti soltanto ai risparmiatori facoltosi, indipendentemente dal grado di rischio connesso alla strategia di investimento perseguita.

L’Associazione degli hedge funds distingue 14 diverse strategie di investimento, ordinandole in cinque diverse classi di
rischio: molto alto, alto, moderato, basso, variabile. Le strategie in assoluto più rischiose, ossia quelle che offrono in alcuni anni rendimenti altissimi e in altri rendimenti anche profondamente negativi, sono perseguite dai fondi specializzati nell’investimento in Paesi emergenti (Emerging Markets), nelle vendite allo scoperto (Short Selling) e dai fondi cosiddetti Macro, i quali fondano le proprie decisioni di investimento sugli effetti che le scelte di politica economica adottate di volta in volta dai diversi Stati possono avere sui mercati finanziari.

Meno rischiosi, ma caratterizzati comunque da un’elevata volatilità dei rendimenti, sono gli hedge funds Aggressive
Growth che investono principalmente in società di piccole dimensioni ad alto potenziale di sviluppo con rapporti prezzo/utili elevatissimi (e quindi poco o affatto redditizie al momento dell’investimento) e i fondi Market Timing, che basano le proprie decisioni di acquisto o di vendita sulla percezione del gestore che sia il momento giusto.

Sono caratterizzati da una moderata volatilità di rendimento i fondi Distressed Securities che investono in titoli di società in ristrutturazione o vicino al fallimento; i fondi dei fondi (Fund of Funds), la cui attività consiste nell’acquisire quote
in altri hedge funds o organismi di investimento collettivo; i fondi Special Situations che investono in titoli di società
interessate da operazioni di straordinaria amministrazione (fusioni e acquisizioni ostili); e i fondi Value che investono in
titoli ritenuti ingiustificatamente sottovalutati dal mercato. É infine basso il profilo di rischio degli hedge funds Income,
che investono soprattutto in titoli di debito, e dei Market Neutral-Arbitrage, i quali cercano di trarre vantaggio dalle inefficienze di mercato che determinano, per esempio, discrepanze di prezzo su uno stesso titolo in mercati geografici
differenti.

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Come Utilizzare la Cambiale nel Modo Giusto

C’è la crisi! Questa è la frase più usata e scontata che tutti gli italiani hanno sulle labbra quando aprono lo scadenziario dei fornitori.

Le banche non hanno mai visto un rifiorire cosi importante di cambiali. Nel tempo la cambiale non ha mai avuto una grande recessione ma mai come ultimamente è tornata in voga.

Come saprete certamente le cambiali possono essere pagherò o pagherete.

Pagherò è il cliente che firma e si impegna a pagare la cambiale alla scadenza, il pagherete, che è caduto ultimamente in disuso, veniva emesso dal fornitore sul cliente che gli imponeva di pagare alla scadenza.

Tenendo presente che è sempre bene che il bollo, 12 per mille, apposto a retro, sia sempre calcolato per difetto, è importante che il debitore apponga sempre codice fiscale e, se ditta, partita IVA.

Controllare per bene se la cifra in numero corrisponda a quella in lettere, e controllate che il nome del creditore sia scritto esattamente (attenzione alle doppie, o alla sigla della società).

Inoltre apporre sempre la banca d’appoggio, con il codice ABI e CAB. Questi due non sarebbero obbligatori, ma è bene che siano sempre apposti.

Nel caso si verificassero correzioni, ricordare di fare apporre una firma e la dicitura: Accetto la correzione.

La cambiale è bancabile entro il minimo termine di quaranta giorni dalla scadenza. Quindi se dovete incassare una cambiale portatela al più presto in banca.

La cambiale può essere a vista o datata.

A vista, vuole dire che il termine di pagamento corrisponde alla consegna dell’avviso da parte della sua banca, in pratica alla presentazione dell’effetto.

A scadenza vuole dire che il termine di pagamento è indicato sulla cambiale.

Se questa viene presentata sotto i quaranta giorni di bancabilità. l’effetto è da considerarsi a vista, in quanto può capitare che non arrivi per la scadenza nelle mani del debitore, e quindi quando arriva va pagata.

Sicuramente la cambiale non pagata, prima del protesto, va dal Segretario comunale che si prodiga a contattare il cliente e a farlo pagare (questo detto in parole povere).

Se entro fine mese, scadenza in cui tutti i titoli non pagati, devono essere protestati, il segretario passa per il protesto gli effetti alla Camera di commercio.

Piccolo trucco: se dovete emettere una cambiale, concordate con il vostro fornitore una scadenza all’inizio del mese, il segretario comunale a maggiore facilità a darvi una mano prima di emettere il protesto.

Per evitare questo far compilare la cambiale, controllare e poi apporre la marca.

Ricordate che la nota valori va sempre compilata e registrata sia in contabilità ordinaria che in semplificata.

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Green Shoe – Definizione e Significato

Green shoe all’origine era semplicemente la denominazione di una società statunitense produttrice di scarpe verdi.
Essa però ebbe la ventura di essere la prima a lanciare una sottoscrizione pubblica “con scorta” di titoli. L’obiettivo era
di mantenere quanto più possibile stabile il corso dei titoli emessi anche dopo la chiusura dell’offerta.
Da allora, nei mercati finanziari green shoe è andato via via perdendo ogni riferimento alla società che per la prima volta aveva adoperato l’espediente della riserva di titoli, acquisendo dignità di nome proprio.

Attualmente con green shoe viene indicata proprio la riserva di titoli, di solito azioni, che il sindacato di banche incaricato del collocamento tiene a disposizione nel caso in cui la domanda ecceda in misura rilevante l’offerta pubblica di
vendita o sottoscrizione.

In questo caso, per evitare che il prezzo dei titoli oscilli violentemente nelle prime settimane successive all’offerta (evento
sgradito sia all’emittente che ai sottoscrittori), il sindacato può decidere di immettere sul mercato i titoli presenti nella
riserva.
Generalmente l’utilizzo della green shoe avviene nelle prime due settimane successive la chiusura dell’offerta e in ogni
caso non oltre i 30 giorni.

La dimensione della green shoe varia in funzione dei gradi di flessibilità che si vogliono mantenere sull’operazione. Una
green shoe ridotta lascia poco spazio di manovra al sindacato di collocamento, aumentando il rischio volatilità. Per contro, una abbondante green shoe consente di attutire anche forti tensioni sul titolo. Di norma, la green shoe si colloca all’interno dell’intervallo 1%-10% rispetto al valore globale dell’offerta.

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Come Mantenere al Sicuro la Posta Elettronica

Utilizzando le mail e la messaggistica istantanea occorre cominciare a preoccuparsi di mantenere segreta la password per preservare la propria privacy e -qualora vi siano abbinati dati sensibili- il proprio denaro.

La posta elettronica è la seconda applicazione web più utilizzata dagli internauti, è facile comprenderne il perché: permette di comunicare immediatamente, gratis e allegando contenuti multimediali. Un’utenza così vasta non deve però sottovalutare i rischi che possono derivare dalla propria casella di posta elettronica. Spesso proprio le pratiche mail vengono sfruttate come veicolo per inviare agli utenti spam, virus, malware e tentativi di phishing. Questo vuol dire in modo più semplice che la mail può essere il tramite di infezioni per il pc, malfunzionamenti, pubblicità e tentativi di spionaggio di dati sensibili dell’utente.

Per evitare questi disagi, più o meno gravi a seconda del caso occorre correre ai ripari. Anzitutto non si può navigare via internet in assenza di un buon antivirus. Per l’antispam si può fare affidamento o su programmi specifici, oppure sulle funzioni in tal senso messe a disposizione dalle stesse caselle postali (un buon servizio antispam è dato agli utenti gmail, per esempio).

Il rischio del phishing non deve essere trascurato in quanto si tratta letteralmente di tentativi di spionaggio diretti da malintenzionati che sono in grado di accedere nel pc, di chi apre la mail, sfogliarne le cartelle e spesso anche carpirne dati sensibili come le password di carte di credito o similari. In generale si deve diffidare delle mail con destinatari non conosciuti o senza ‘oggetto’, oppure con ‘oggetto’ evidentemente promozionale e poco credibile (es. c’è da diffidare di eventuali vincite notificate via mail, di proposte di guadagno, di farmaci particolari, promesse d’incontri sensazionali, ecc.). Nello specifico vanno considerate con occhio attento le mail che richiedono dati specifici da parte di banche, conti postali, assicurazioni, ecc. Gli enti ufficiali che abbiano davvero necessità che l’utente fornisca coordinate bancarie, renderà anche possibili contatti telefonici e sarà a conoscenza di dati precedentemente forniti nel contratto stipulato tra le parti. Le mail che secondo tali criteri possano sembrare di dubbia affidabilità, vanno eliminate possibilmente senza nemmeno aprirle preventivamente.

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