Cosa Sono BTP e Btpei

BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono titoli a medio-lungo termine e a tasso fisso. Hanno attualmente una durata di 3-5-10-15 e 30 anni. Gli interessi sono predeterminati e vengono corrisposti ogni sei mesi mediante lo stacco di cedole. I Btp sono ammessi d’ufficio, dal giorno successivo alla data di collocamento, alla quotazione ufficiale in Borsa, per cui sono titoli molto liquidi. L’investitore che vorrà vendere o acquistare un Btp sul mercato secondario, disporrà quindi da subito di un prezzo di riferimento certo. Però esistono delle controindicazioni, perchè in caso di vendita potrebbe realizzare un prezzo inferiore a quello pagato, e quindi subire delle perdite del capitale investito.

Infatti i Btp, essendo titoli a tasso fisso, sono molto sensibili alle oscillazioni dei tassi, e per questo sono considerati titoli molto speculativi. La loro sensibilità produce oscillazioni dei prezzi che possono essere anche rilevanti. Se i tassi di interesse sul mercato tendono a salire e quindi a superare il tasso fisso dei vecchi Btp presenti sul mercato, questi ultimi perderanno di valore, perchè, così facendo, faranno aumentare il rendimento offerto, adeguandolo a quello che il mercato richiede. Viceversa, quando sul mercato si verifica un calo dei tassi di interesse, i titoli a tasso fisso come i Btp, diventano titoli privilegiati, perchè conservano il loro tasso di interesse e nel contempo aumenta il loro prezzo – e di conseguenza il loro valore – e possono essere venduti sul mercato secondario ad un valore superiore al prezzo di collocamento. Le oscillazioni sono molto maggiori per i titoli a lunga scadenza, che sono pertanto più rischiosi e speculativi. Il rendimento si calcola dunque in base al tasso di interesse che è fissato dal Tesoro ed alla differenza fra prezzo di rimborso e prezzo di acquisto.

Il rendimento lordo delle ultime emissioni va dal 2,01% dei Btp a 3 anni al 5,08% dei Btp a 30 anni.
Dal 12 settembre 2003 gli investitori italiani hanno a disposizione un innovativo Btp indicizzato all’inflazione europea (BTPei). Si tratta di una variante dei classici Btp. Nati sulle lontanissime ceneri dei Ctr (Certificati a tasso reale), hanno una durata di 10-15 e 30 anni e garantiscono il rimborso del capitale nominale indicizzandolo alla crescita dei prezzi al consumo della zona euro. In pratica il capitale viene rivalutato ogni giorno e a scadenza l’ammontare rimborsato sarà superiore a 100 nel caso di inflazione in ascesa e uguale a 100 nel caso di deflazione.

La cedola è semestrale ed è calcolata sul capitale rivalutato. Ad esempio, se il capitale in emissione valeva 100 e l’inflazione al momento dello stacco della cedola è dell’1%, allora il capitale va rivalutato a 101. Di conseguenza la cedola che verrà pagata sarà per esempio, del 1,70% calcolata su 101 e non su 100.

I Btpei consentono di coprirsi dal rischio inflazione, però questa copertura è attualmente parziale. Infatti l’inflazione considerata è quella europea, che è inferiore a quella italiana. Gli investitori che punteranno su questi titoli devono pertanto tenere conto anche di questo.

Il rendimento lordo delle ultime emissioni va dal 2,72% dei Btpei a 10 anni al 2,78% dei Btpei a 30 anni.
Infine ricordiamo che, come tutti i titoli di Stato, i Btp sono soggetti ad una imposta sostitutiva del 12,5% calcolata sul valore delle cedole e sulla eventuale differenza tra prezzo di emissione e quello di rimborso (se è più elevato). Sono inoltre tassate con la stessa aliquota le plusvalenze realizzate sulla eventuale vendita dei titoli sul mercato secondario.

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Mercato Forex – Tasso di Cambio e Rapporto tra le Valute

Conoscere l’andamento del tasso di cambio delle principali valute mondiali rispetto all’euro è di fondamentale importanza per chi intenda investire una quota del proprio risparmio in azioni estere, in titoli a reddito fisso esteri, o in fondi comuni di investimento italiani specializzati sull’estero.
Il tasso di cambio si può definire come il prezzo di una valuta (o moneta) in termini di un’altra valuta, ovvero il valore equivalente di una unità di valuta rispetto ad un’altra. Una valuta può considerarsi infatti come un bene, soggetto a compravendita e quindi negoziabile. E come avviene per qualsiasi bene, il prezzo di una valuta subisce variazioni per effetto di cambiamenti che riguardano la domanda e l’offerta. Per il risparmiatore italiano è chiaramente l’euro la valuta di riferimento, ed esistono tanti tassi di cambio quante sono le valute negoziate sul mercato.
I tassi di cambio sono soggetti a variazioni giornaliere. Nel caso di un aumento del

prezzo in euro di una determinata valuta, si avrà un deprezzamento, o svalutazione, dell’euro nei confronti di quella valuta. Nel caso contrario di una diminuzione del prezzo in euro di una determinata valuta, si avrà un apprezzamento dell’euro nei confronti di quella valuta.
Il risparmiatore italiano che ha investito una quota del proprio patrimonio in titoli esteri, ad esempio giapponesi, avrà un guadagno in conto capitale nel caso di una svalutazione dell’euro nei confronti dello yen, e una perdita in conto capitale nel caso contrario di un apprezzamento dell’euro sullo yen.
Facciamo un altro un esempio per capire meglio. Se utilizziamo il cambio euro/dollaro, e il tasso di cambio nominale dell’euro rispetto al dollaro passasse da 0,85 a 1,00 (parità col dollaro) e poi a 1,15, avremmo che, inizialmente, per “comprare”, ad esempio, mille dollari, sarebbe necessario pagare 1.176,47 euro, mentre al raggiungimento della parità, per “acquistare” gli stessi mille dollari basterebbero mille euro e, quando infine il cambio euro/dollaro fosse pari ad 1,15, mille dollari “costerebbero” 869,57 euro.

In sintesi il rapporto tra le valute è determinato essenzialmente da quattro fattori, e precisamente:
la valuta nazionale si apprezza quando aumenta il tasso di interesse interno rispetto a quello estero;
la valuta nazionale si apprezza quando gli operatori si aspettano che in futuro essa debba farlo, trasferendo nel presente almeno una parte dell’effetto della previsione;
la valuta nazionale si apprezza quando il livello dei prezzi interni diminuisce rispetto a quello dei prezzi esteri, cioè quando guadagna potere d’acquisto nei confronti della valuta estera;
la valuta nazionale si apprezza quando il saldo della bilancia dei pagamenti del Paese è positivo.

Negli ultimi tempi si è però notata una sempre maggiore correlazione tra i movimenti dei mercati azionari e le oscillazioni delle valute, ignorando a volte il trend delle economie sottostanti. Per cui possiamo affermare che molti fattori finanziari pesano sempre di più sull’andamento dei tassi di cambio rispetto all’economia reale.
Le transazioni medie giornaliere sui mercati dei cambi ammontano a più di 2.000 miliardi di dollari. E l’interesse per il mercato delle valute è sempre crescente.

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Cosa Sono i CCT

I Bot (Buoni Ordinari del Tesoro) sono senza dubbio i titoli di Stato per eccellenza, certamente i più conosciuti dal grande pubblico e presenti massicciamente nei portafogli degli investitori. Però la necessità di finanziarsi ha spinto lo Stato ad inventarsi prodotti finanziari che, nel tempo, hanno integrato la presenza dei Bot e, soprattutto, hanno reso il mercato dei titoli di Stato un pò più appetibili ai palati degli investitori. Per cui, oltre che i Bot lo Stato emette Ctz, Btp, Btpei, Cct e, da giugno scorso, i Ccteu.

Parliamo ora dei Cct.
I CCT (Certificati di Credito del Tesoro) sono titoli a medio-lungo termine indicizzati al rendimento dei Bot. Sono ammessi d’ufficio alla quotazione ufficiale in Borsa, che avviene già dal giorno successivo alla data di collocamento, quindi sono titoli molto liquidi. Sul mercato secondario, pertanto, l’investitore potrà acquistare o vendere i titoli ad un prezzo di riferimento certo.

Sono presenti sul mercato Cct con scadenza a 7 anni. Gli interessi vengono corrisposti con cedole semestrali. Da gennaio 1995 l’indicizzazione avviene nel seguente modo:
– il prezzo del titolo e la prima cedola vengono fissate al momento dell’emissione e tengono conto della durata del titolo;
– le cedole successive alla prima, vengono agganciate al rendimento dei Bot semestrali dell’ultima asta. Il tasso di interesse così ottenuto viene aumentato di un premio (spread) stabilito in funzione della durata dei Cct.
L’ultima cedola staccata il 1 giugno scorso ha avuto un rendimento lordo del 2,32%.

Il meccanismo di indicizzazione dei Cct offre la garanzia di una notevole aderenza dei titoli all’andamento dei tassi di mercato. Tutto ciò comporta che le quotazioni dei Cct non subiscano forti oscillazioni neanche in presenza di turbolenze dei mercati finanziari. I Cct sono quindi, al contrario dei Btp, titoli a basso rischio in quanto il fatto che il tasso sia variabile (cioè che si adegui ai tassi del mercato), fa sì che, in caso di aumento dei tassi, il prezzo del titolo non venga penalizzato. Risulta essere dunque un investimento sicuro.
Infine ricordiamo che, come tutti i titoli di Stato, i Cct sono soggetti ad una imposta sostitutiva del 12,5% calcolata sul valore delle cedole e sulla plusvalenza realizzata sulla eventuale vendita dei titoli sul mercato secondario.

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Investire in Valuta Estera – Opportunità e Rischi

Chi sceglie di investire in valuta estera deve sapere che il rendimento si ottiene, non solo dagli interessi pagati dalle obbligazioni o dai titoli di Stato, ma anche dalla variazione del rapporto di cambio. Il rischio è alto perchè le oscillazioni possono risultare molto ampie.

A questo proposito è utile ricordare che nel 2003 la quotazione del dollaro americano scese di circa il 22% nei confronti dell’euro. Da questo si evince che investire in valuta estera può essere fonte di buoni guadagni, ma si possono subire anche perdite consistenti, capaci non solo

di azzerare eventuali guadagni, ma anche di ridurre in modo notevole il capitale stesso. Ecco perchè l’investimento in valute diverse dall’euro è adatto esclusivamente a chi ha una propensione al rischio molto alta.

A prescindere dal dollaro USA, moneta di difficile valutazione perchè si ha spesso l’impressione che il cambio sia abbastanza “controllato”, altri dollari sono interessanti: il canadese, l’austrialiano ed il neo zelandese. Sono comunque monete di difesa da possibili crisi dell’euro e, di solito, non danno grossi rendimenti.
Una redditività elevata invece potrebbero produrla le valute dei Paesi emergenti, come la nuova lira della Turchia.

Buone opportunità sono offerte anche dalle valute del Sud America (real del Brasile), del Centro America (peso messicano) e dell’Est asiatico (renminbi cinese o rupia indiana). Ma operare con queste monete è molto complesso e costoso.

Se si vuole investire in valuta estera, sarebbe opportuno preferire emissioni con alto grado di affidabilità (come quelle della Banca mondiale o della Banca europea degli investimenti), con durata non molto lunga (entro 24 mesi) e con un valore nominale collocato molto elevato.
In particolare occorre cercare di mantenere liquidi questi prodotti, cioè facilmente rivendibili, per evitare di trovarsi in portafoglio immobilizzazioni finanziarie con titoli che non hanno mercato.

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Come Trasferire un Conto Corrente

Il trasferimento conto corrente (o anche portabilità) ha senz’altro contribuito a favorire la concorrenza tra banche, azzerando i costi del cliente che intende cambiare istituto e riducendo i tempi delle operazioni da compiere.

Quando un correntista decide, per vari motivi, di cambiare banca, la prima cosa che dovrà fare è accendere un conto corrente presso la banca prescelta, conferendole il mandato per il trasferimento conto corrente. In questo modo sarà la nuova banca ad occuparsi di tutte le incombenze della pratica, sollevando il cliente da ogni problema. Grazie al mandato, infatti, l’istituto è autorizzato a sostituirsi al cliente nella gestione dei rapporti con la vecchia banca. Inoltre il cliente sarà assistito in ogni fase.

Per la rapidità delle procedure occorre consegnare alla nuova banca:
– le coordinate del conto corrente da trasferire
– gli assegni non utilizzati
– le carte di credito e bancomat collegate al vecchio conto
– gli estratti conto dai quali è possibile controllare i pagamenti che venivano effettuati, come ad esempio le utenze (acqua, telefono, luce, gas, ecc.), i bonifici periodici, le carte viacard o il telepass, le rate di prestiti o mutui, le pensioni, gli stipendi, gli affitti, e quant’altro.

Con la procedura di trasferimento conto corrente è possibile “traslocare” nella nuova banca anche i propri investimenti, per cui è necessario presentare l’estratto conto titoli o qualsiasi altro documento disponibile. Inoltre, se c’è un mutuo legato al vecchio conto, anche questo si può trasferire, utilizzando la surroga e la portabilità del mutuo. La nuova banca, comunque, è libera di accettare o meno la surroga.

Da parte sua, il nuovo istituo si occuperà della parte amministrativa. Provvederà, quindi, a:
– estinguere il conto corrente presso la vecchia banca
– estinguere le carte di debito/credito collegate al vecchio conto
– revocare i pagamenti periodici e gestirli sul nuovo conto
– trasferire le utenze
– accreditare la pensione o lo stipendio sul nuovo conto
– addebitare le rate di eventuali prestiti e mutui sul nuovo conto
– estinguere e trasferire il deposito titoli.

Molto interessante.

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